Il Comitato Vincitori Non Assunti ICE (Istituto nazionale per il Commercio Estero) nasce con l’obiettivo di favorire e sostenere l’assunzione dei vincitori al concorso per esami a 107 posti, la cui graduatoria definitiva è già stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale.
Per contattare il Comitato scrivi a: comitatoice@gmail.com

Un'Agenzia snella per il dopo Ice

di Carmine Fotina
da Il Sole 24 Ore (29 ottobre 2011)

ROMA
Un'Agenzia snella, che metta d'accordo i vari ministeri coinvolti e che punti con più efficacia sui mercati emergenti. L'identikit dell'Ice-2 esce quasi definito dalla prima delle due giornate degli Stati generali del commercio estero. Dopo le anticipazioni delle settimane scorse (si veda Il Sole 24 Ore del 14 ottobre) è direttamente il premier Silvio Berlusconi a confermare che nascerà una nuova Agenzia per la promozione e internazionalizzazione delle imprese. Dunque, dopo gli effetti disastrosi denunciati da centinaia di aziende dopo la soppressione dell'Ice, il governo fa dietrofront dopo appena tre mesi. Sarà un'«Agenzia che lavorerà sotto la direzione dello Sviluppo economico e del ministero degli Esteri – continua Berlusconi –, con l'esperienza dell'Ice alle spalle potremo mettere in piedi un organismo assolutamente snello e capillarmente diffuso in tutti i Paesi del mondo a cominciare dai mercati più interessanti». La nuova Agenzia dovrà lavorare d'intesa con la cabina di regia aperta «alle associazioni degli imprenditori, la Confindustria, l'Unioncamere, l'Abi e tutti protagonisti del settore dell'industria che produce beni rivolti all'esportazione».
È un Berlusconi in vena di battute quello che si presenta a una platea di circa mille tra imprenditori e operatori dell'export. «Bisogna fare lezioni a tutti i nostri uomini all'estero sulle storielle da raccontare perché una storiella pulisce dal pessimismo e dai pensieri tristi» dice raccontando una barzelletta sul suo conto attribuendola a Putin. Poi l'invito, basato sulla sua esperienza, «a non entrare in politica perché ve ne pentireste subito dopo». Il premier torna sull'importanza di un'efficace «diplomazia commerciale», tasto su cui prima di lui aveva già battuto il ministro degli Esteri Franco Frattini definendola una delle priorità della Farnesina.
La platea ascolta gli interventi dei politici con attenzione ma si percepisce che la fiducia è inevitabilmente condizionata alle scelte che verranno prese. Il viceministro dello Sviluppo economico con delega al commercio estero, Catia Polidori, individua cinque punti per il rilancio (si veda Il Sole 24 Ore di ieri): la nuova Agenzia; armonizzare con una unica sede di regia le politiche di promozione nazionali e locali; misure di sostegno alla crescita dimensionale delle imprese e all'internazionalizzazione; una migliore attività di comunicazione istituzionale per il made in Italy; iniziative a livello multilaterale, con l'etichettatura obbligatoria per le importazioni da Paesi extra Ue, e più lobby in sede Ue per superare le barriere non tariffarie. Se ne discuterà anche oggi, nella seconda giornata in cui ad entrare nel dettaglio delle proposte saranno i sei rappresentanti del made in Italy scelti dal viceministro (Michele Bauli, Luca Poncato, Roberto Snaidero, Simone Bettini, Maurizio Marinella, Rodolfo Ortolani).
Ieri non sono mancati i riferimenti alle strategie degli organismi internazionali, con gli interventi di Karel De Gucht, commissario europeo al commercio con l'estero, Marcin Korolec, presidente del consiglio Ue per il commercio con l'estero, e Lamberto Zannier, segretario generale dell'Ocse. Il commissario De Gucht, in particolare, ha annunciato che presenterà a breve uno strumento che dovrà garantire alle imprese europee un migliore accesso alle commesse e agli appalti pubblici all'estero. Ma è stato inevitabile che a rubare almeno in parte la scena ai relatori fosse l'ex Ice. Un gruppo di dipendenti si è presentato in sala con inequivocabili t-shirt con la scritta "Giù le mani dall'Ice", sintetizzando la preoccupazione per un piano che prevede di riassorbire solo 300 persone, circa metà della rete italiana, e non dà alcuna garanzia ai 107 vincitori del concorso pubblico bandito dall'ormai soppresso ente nel 2008 e concluso con graduatoria pubblicata il 30 aprile 2010. Sulla nuova Agenzia aleggia ancora qualche dubbio: la definizione è demandata al decreto sviluppo, di cui non si conoscono con certezza i tempi, e circolano al momento due bozze diverse, una partorita dal ministro dello Sviluppo Paolo Romani, l'altra da Massimo Calearo, consigliere del premier per l'export. E c'è perfino chi non eslcude, in extremis, un cambio di rotta che vedrebbe la creazione di un'Agenzia aperta anche ai privati.
Ma non basta, perché torna a circolare perfino l'idea di rimettere in piedi il ministero del Commercio estero. Per ora è soprattutto una proposta di Massimo Calearo, anche se il tema ieri ha fatto capolino anche tra gli imprenditori in platea.

Vincitori di concorso ex-Ice al Ministro Romani: investa su di noi, siamo una risorsa per l’export italiano

Lettera aperta al Ministro per lo Sviluppo Economico, On. Paolo Romani

Egregio Ministro,

Siamo i vincitori del concorso a 107 posti nei ruoli dell’Ice, bandito dall’ormai soppresso ente nel 2008. La nostra graduatoria è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 aprile del 2010: da allora, solo quattro di noi sono stati assunti.

Da quando l’Ice è stato soppresso, ormai più di tre mesi fa, viviamo in uno stato di incertezza e di sconforto che non pensiamo di meritare. Nessuno ha avuto l’accortezza di mettere il nostro destino nero su bianco. Che fine faremo? Verremo assunti dal Ministero per lo Sviluppo Economico? Quando? Nonostante siano addirittura state autorizzate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla Corte dei Conti ulteriori 7 assunzioni, non c’è nessuno ad oggi che ci abbia dato delle risposte o delle rassicurazioni.

Nel frattempo, pur avendo vinto un concorso pubblico, continuiamo a vivere di precariato e incertezza, sprecando le nostre professionalità. Pur essendoci conquistati con il merito un posto nella pubblica amministrazione, cui saremmo orgogliosi di appartenere, veniamo ingiustamente lasciati ‘fuori dalla porta’. Ci sentiamo presi in giro da un Paese al cui sviluppo daremmo volentieri il nostro contributo e per servire il quale abbiamo investito tempo ed energie. Ci sentiamo maltrattati da un sistema che non vuole adoperare le nostre competenze. Che pensa di risolvere i problemi del pubblico impiego solo tagliando – e non investendo in risorse giovani, motivate, preparate, quali noi siamo.

Egregio Ministro Romani, si fanno sempre più insistenti, in questi giorni, le voci relative alla Sua idea di creare una nuova agenzia per l’export. Noi vogliamo farne parte! Siamo laureati e iperspecializzati. Parliamo l’inglese, il francese, il tedesco, ma anche le lingue del futuro: l’arabo, il cinese, il giapponese. E siamo stati selezionati proprio per questo: per supportare i processi di internazionalizzazione delle piccole e medie imprese nell’ambito di un’agenzia pubblica di promozione dell’export.

Signor Ministro, Le diciamo quindi: investa su di noi! Ci assuma! E, se lo ritiene opportuno, ci mandi subito all’estero: saremmo felici di lavorare per il Made in Italy in giro per il mondo. Lo faccia per dare un segnale alla nostra generazione, così spesso lasciata ai margini. Ma anche per ‘adoperare’ le nostre competenze. Per onorare un impegno preso. E per non farci pensare di aver commesso un errore quando abbiamo creduto nello Stato, partecipando ad un concorso pubblico non certo bandito da noi.

Le inviamo i nostri migliori saluti.

Il Comitato Vincitori Non Assunti Ice - comitatoice@gmail.com

Allarme imprese sul dopo-Ice

di Rita Fatiguso
da Il Sole 24 Ore (8 ottobre 2011)

L'attesa di una soluzione è snervante. Quasi quanto la spunta degli eventi in calendario da luglio fino al 31 dicembre annullati dopo la chiusura "al buio" dell'Istituto per il commercio con l'estero. A far la conta sono gli stessi imprenditori rimasti a metà del guado per la cancellazione delle fiere programmate con il supporto dell'Istituto, dichiarato ormai estinto per decreto.
«Non so più se l'Ice c'è ancora oppure no. Per le piccole e medie imprese che guardano all'estero, questo è un ulteriore motivo di preoccupazione».
È preoccupato Roberto Snaidero, presidente di Federlegno Arredo in partenza per i Saloni WorldWide di Mosca, evento che si farà la prossima settimana anche senza il contributo dell'Ice. E continua: «Come potremmo non farlo? Abbiamo stretto i denti. Il mercato russo è in ripresa, non possiamo non esserci. Dobbiamo recuperare rispetto al calo del 2008-2009. Piuttosto, sono preoccupato perchè stiamo affrontando l'estero senza un ente che ci rappresenti, non possiamo più sprecare tempo».
A Roberto Snaidero, che siede a uno dei sei tavoli del made in Italy chiamati dal sottosegretario allo Sviluppo economico Catia Polidori a presentare proposte entro il roadshow del 28-29 ottobre, fa eco, da Colonia, dove oggi apre i battenti Anuga, la più prestigiosa fiera dell'alimentare, Filippo Ferrua, presidente di Federalimentare.
«L'industria alimentare sta mostrando grandi capacità - dice Ferrua – facendo diventare trainante l'export del Paese, un risultato positivo ottenuto nonostante la soppressione dell'Ice che, comunque, continua ad assisterci con la sua struttura. Di cui però si continua ad attendere un progetto alternativo, capace di soddisfare le esigenze delle nostre piccole e medie imprese».
L'attesa, appunto. Interventi tampone, in mancanza di un periodo transitorio, sono stati destinati dal ministero per lo Sviluppo a manifestazioni considerate strategiche.
Come Anuga, per l'appunto, della quale l'Italia quest'anno è per la prima volta partner, proprio grazie all'attività dell'Ice. Circa 300 operatori si erano messi in lista di attesa per i padiglioni tematici, gli organizzatori hanno stipulato un accordo con il ministero dello Sviluppo economico che si è accollato il compito di fare da interfaccia per la collettiva ex-Ice già organizzata offrendo alle aziende lo stesso pacchetto.
Ma per altre manifestazioni meno grandi (ma non meno importanti) per le quali non è stato possibile trovare fondi di emergenza non c'è stato molto da fare. Cancellate, senza pietà. Nel tabellone qui a fianco qualche esempio di manifestazioni sfumate, specie nel tessile, alimentare, eventi dedicati alla promozione e all'export di beni strumentali. Sono questi i settori più penalizzati dalla chiusura, in piena estate e a metà programmazione, dell'Ice. Il core del made in Italy.
Un calendario che continuerà a perdere pezzi, quasi di default. Per restare nell'ambito alimentare, all'FHC di Shanghai, una manifestazione in crescita costante in un mercato, quello cinese, in cui le importazioni di prodotti agroalimentari made in Italy, anche se con volumi ancora modesti, crescono a una velocità media del 70-80% annua, l'Ice aveva strappato l'anno scorso un piazzamento di primo piano.
Il Padiglione tricolore era piazzato all'ingresso dell'area espositiva, in diretta concorrenza, anche fisica, con spagnoli e francesi. Quest'anno ci si aspettava una media di 80-100 aziende italiane e un programma di seminari, degustazioni, dimostrazioni di cucina, missioni guidate di buyers cinesi e incontri con la stampa specializzata che, ormai è evidente, all'FHC edizione 2011 non ci saranno. Con gran vantaggio - chi può dubitarne? - proprio dei competitor spagnoli e francesi.

Che fine fanno i vincitori del concorso ICE?

(dal sito web del Senatore Paolo Nerozzi, www.paolonerozzi.it)
Roma, 23.09.2011

Un’ interrogazione a risposta scritta, di cui sono primo firmatario, che chiede conto dei vincitori e della graduatoria del concorso pubblico bandito dall’Istituto per il Commercio Estero nel 2008, anche alla luce dell’approvazione della legge 111/11 che prevede la soppressione del suddetto istituto

INTERROGAZIONE CON RISPOSTA IN COMMISSIONE

Al Ministro dell’economia e delle finanze
Al Ministro dello sviluppo economico
Al Ministro degli Affari Esteri

Premesso che:
l’Istituto nazionale per il commercio estero, ha bandito nell’ottobre 2008, previa autorizzazione della Presidenza del Consiglio dei ministri, un concorso pubblico a 107 posti area funzionale C, posizione economica C1 e a 5 posti di architetto per l’Area professionisti;
la graduatoria finale di merito è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 aprile 2010;
da allora, nonostante sia trascorso oltre un anno, l’ICE, nel rispetto della normativa vigente, ha potuto assumere solo le prime 5 unità, su un totale di 112 vincitori;
il concorso pubblico bandito dall’ICE ha comportato un notevole dispendio di risorse pubbliche e fondi dell’Istituto, attraverso la realizzazione di complesse procedure di selezione che hanno coinvolto oltre 15.000 giovani impegnati in numerose ed articolate prove di economia internazionale, marketing, politica economica, tecnica degli scambi, diritto amministrativo, lingue straniere;
le procedure di selezione, protratte per due anni, hanno comportato per gli oltre cento vincitori un imponente sacrificio personale in termini di risorse economiche, professionali e umane.
Tale investimento per il superamento delle prove selettive, ha rappresentato per i giovani vincitori un importante segnale di fiducia nelle istituzioni e nelle prospettive professionali qualificate da esse offerte;
il decreto legge 98 del 6 luglio 2011, convertito in legge 111/11, ha previsto la soppressione dell’ICE (Istituto nazionale per il Commercio Estero), abrogando la legge 68/97 e sancendo il passaggio delle funzioni precedentemente svolte dall’Istituto, del personale di ruolo, delle risorse strumentali e finanziarie al Ministero dello Sviluppo Economico ed il passaggio delle risorse strumentali ed umane degli uffici della rete estera al Ministero degli Affari Esteri;
in particolare, il comma 18, del succitato decreto stabilisce che «le funzioni attribuite all’ICE dalla normativa vigente e le inerenti risorse di personale, finanziarie e strumentali, compresi i relativi rapporti giuridici attivi e passivi, sono trasferiti, senza che sia esperita alcuna procedura di liquidazione, anche giudiziale, al Ministero dello Sviluppo Economico»;

considerato che:

nel suddetto decreto nulla viene disposto in ordine al regime transitorio né, tantomeno, in ordine alla tutela del personale a tempo determinato con contratto di lavoro atipico, all’assunzione dei vincitori di concorso e relativa tutela delle graduatorie di merito, già aperte con le prime cinque assunzioni;
inoltre, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 luglio 2011, recante «Autorizzazione ad assumere a tempo indeterminato e a trattenere in servizio unità di personale per le esigenze di varie amministrazioni dello Stato» con il quale si autorizza l’Istituto, all’indomani della sua soppressione, ad assumere n. 12 unità;
si chiede di sapere dai Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza:

quali urgenti iniziative intendano assumere per garantire la tutela della validità delle graduatorie di merito, considerati i tempi dilatati di esaurimento delle stesse imposti dalle vigenti disposizioni in merito al blocco del turnover nella pubblica amministrazione;
se non ritengano necessario procedere all’immediato assorbimento delle graduatorie vigenti da parte del Ministero dello Sviluppo Economico al pari di tutti i rapporti giuridici attivi e passivi facenti capo all’ex-ICE, al fine di garantire effettiva parità di trattamento con i vincitori già assunti e trasferiti nell’organico del MiSE e non sprecare le ingenti risorse pubbliche impiegate nell’iter concorsuale, anche in considerazione della grave situazione economico-finanziaria che in nostro Paese sta vivendo;
se nell’ambito del DPR di prossima emanazione per la riorganizzazione delle risorse umane e funzionali del Ministero dello Sviluppo Economico non ritenga necessario prevedere esplicite forme di tutela delle graduatorie e dei vincitori del concorso ICE non ancora assunti.

NEROZZI, ROILO, GHEDINI, PASSONI, BLAZINA

IMPRESE: SINDACATI ICE, NO ALLA SPA PER L'INTERNAZIONALIZZAZIONE

(AGENPARL) - Roma, 22 set - "È ormai chiaro a tutti, dopo due mesi e mezzo dall’entrata in vigore del decreto di soppressione dell’ICE (Istituto nazionale per il Commercio Estero), che una decisione così avventata ed irresponsabile - dettata unicamente da motivi personalistici e priva di visione strategica in questo difficile attuale contesto - ha recato un danno incalcolabile al Sistema Italia che vede in questo momento nell’export una delle poche soluzioni all’aggravarsi della crisi economica. Le energiche dichiarazioni di esponenti del mondo imprenditoriale, che a vari livelli ed in varie forme hanno criticato l’inspiegabile decisione, e, non ultimo, l’allontanamento dal Ministero di uno dei più stretti collaboratori del Ministro Romani, avvenuto – pare – proprio a seguito degli effetti imprevisti della soppressione dell’ICE, confermano il colossale errore commesso dal Governo con la L. 111/11 ed impongono un’immediata correzione del provvedimento, volta a riattivare le strutture e le procedure dell’ICE, unica vera soluzione per ripristinare immediatamente l’operatività del sistema di supporto pubblico all’internazionalizzazione. Non vorremmo che, per quanto riguarda l’ICE, si prendano invece provvedimenti che, al posto di restituire all’Ente la piena operatività, finiscano per determinare una soluzione, se possibile, ancora peggiore della situazione attuale. Sarebbe questo il caso della trasformazione dell’Istituto, ente pubblico non economico, in società per azioni". Lo affermano in una nota le organizzazioni sindacali dei lavoratori dell'Ice, Cgil, Uil, Cisal/Fialp.

"Una soluzione - spiegano - che risulta ventilata in ambienti del Ministero dello Sviluppo Economico e che, oltre ai molti e complessi aspetti tecnici che tale eventuale trasformazione determinerebbe, presenta serie incongruità data la natura pubblica che l’attività di sostegno all’internazionalizzazione delle imprese riveste. La promozione del sistema paese è un servizio di interesse generale e come tale e' di primario interesse dello Stato che pertanto deve gestirlo, controllarlo e finanziarlo. Una società di questo tipo, inoltre, seppure con capitale interamente o a maggioranza detenuto dallo Stato, non potrebbe autofinanziarsi in quanto, come noto, i fondi destinati a favorire l’internazionalizzazione del Sistema Paese si configurano più come investimenti allo sviluppo che non come attività commerciale suscettibile di generare profitti. Il problema di una privatizzazione non risiede nella sottoscrizione del capitale sociale, ma nella copertura delle spese correnti dell’Ente, che sarebbe velleitario pensare di ottenere attraverso la vendita di servizi informativi, di assistenza e promozionali. Una Trade Promotion Organization ha costi inevitabilmente alti e non e' in grado di autofinanziarsi perche', se deve agire al servizio del Paese e non delle singole imprese, non puo' scegliere autonomamente la propria clientela, deve anzi erogare gratuitamente taluni servizi, gratuitamente produrre informazione e svolgere una vasta tipologia di attività delegate dallo Stato, molte delle quali non sono suscettibili di produrre alcun introito. Una SpA per l’export promotion, sia pur detenuta al 100% dallo Stato, avrebbe dunque il problema del reperimento di fondi per la sua sopravvivenza, stante la natura stessa dei compiti svolti e la struttura necessaria, a cominciare dalla rete di Uffici all’estero. La gestione operativa della società (costo del personale, delle strutture logistiche in Italia ed all’estero e costi per l’attività corrente), dovrebbe essere quindi finanziata dai soci e, stante l’impossibilità di raggiungere un equilibrio finanziario,richiederebbe ricapitalizzazioni annuali certe per garantire il normale funzionamento della struttura. Che garanzia esiste che i soci, Stato incluso, vista la situazione delle sue casse, siano disponibili a finanziare ogni anno con alcune decine di milioni di euro un soggetto privato? E sarebbe un simile aiuto ad una SpA compatibile con le norme UE sulla concorrenza? Si porrebbe inoltre il grave problema rappresentato dallo status degli uffici o delle sezioni della società all’estero che non verrebbero più riconosciute come entità governative e quindi sarebbero soggette, al pagamento di tutte le imposte dirette e indirette (sia per il funzionamento che per le attivita’ progettuali condotte) vigenti nei Paesi di operazione, incluse quelle sui redditi prodotti in loco e sull’indennità estera dei dipendenti di ruolo. In alcuni paesi, peraltro, sarebbe addirittura di difficile costituzione la struttura stessa dell’ufficio. Inevitabile sarebbe dunque, senza possibilità di smentita, un forte aggravio dei costi di gestione, quantificabile in decine di milioni di euro annui, con parallela cancellazione dei positivi risultati ottenuti a seguito della Convenzione ICE/MAE/ MISE del 2004. Infatti, proprio grazie a questa Convenzione, la maggior parte degli uffici ICE all’estero hanno potuto essere riconosciuti come Sezioni per la promozione degli scambi delle Ambasciate o dei Consolati e, quindi, esentati dal pagamento di imposte e tasse. E’ lecito domandarsi se sia proprio così difficile riattivare prima l’operatività dell’ICE, che rappresenterebbe la soluzione più rapida, garantendo in questo modo un’immediata ripresa dell’attività di promozione all’estero, e poi magari costituire un’agenzia governativa per l’internazionalizzazione sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio, che, pur mantenendo la natura di Ente Pubblico non Economico, potrebbe comunque assumere una struttura piu’ razionale e flessibile e delle procedure più snelle rispetto al vecchio ICE. Auspichiamo quindi che il Ministro Romani, prima di assumere eventuali decisioni che potrebbero non andare nella direzione auspicata da aziende, associazioni industriali ed artigiane ed Enti locali, ricerchi, anche insieme alle parti sociali, soluzioni veramente efficienti, in grado di restituire al sistema pubblico di supporto all’internazionalizzazione l’efficacia e l’operatività perdute con la soppressione dell’ICE".

ICE: SINDACATI, PARADOSSALI NUOVE SPESE A SUA ELIMINAZIONE

di Pietro Battistella

(AGENPARL) - Roma, 19 set - "L’articolo apparso su Affaritaliani.it del 14 settembre offre l’ennesimo spunto di riflessione sulla materia dell’internazionalizzazione, un tema di stretta attualità e che sempre più spesso, soprattutto dopo la soppressione dell’ICE con la manovra finanziaria del luglio scorso, trova spazio sui giornali". Lo si legge in una nota di Cgil, Cisl, Uil, Cisal, Fialp sull'ex Ice.

"L’articolo tratta del (sembra) imminente varo dell'Agenzia per l'internazionalizzazione del Lazio che dovrebbe accompagnare e sostenere gli investimenti e le attività delle imprese laziali all'estero. Sarebbe, pertanto, iniziata la corsa a riempire il vuoto lasciato dalla chiusura dell’ICE che, per usare un termine eufemistico, si conferma essere stata quanto meno affrettata. E per fare questo non si rinuncia a creare ex novo delle strutture con funzioni e attività che l’ex ICE ha svolto per 85 anni. Certo sarebbe interessante sapere quanto tutto questo peserà, in termini di spesa pubblica, sul bilancio dello Stato visto che la istituenda agenzia, che vedrebbe il coinvolgimento anche della Regione e del Comune di Roma, dovrebbe avere un personale, degli uffici, ma soprattutto degli organi direttivi (presidente, direttore, CdA). Può apparire superfluo, ma è utile ricordare che le Camere di Commercio hanno, tra le proprie entrate, anche finanziamenti pubblici. Non è invece superfluo ricordare che la cancellazione dell’ICE è avvenuta per mezzo di un decreto legge che porta come titolo “Misure per la stabilizzazione finanziaria” a conferma del fatto che quella norma avrebbe dovuto contenere solo misure atte a riportare sotto controllo il deficit dello Stato. Il danno è che l’eliminazione dell’ICE non solo non ha prodotto alcun risparmio di spesa, ma ha privato il sistema pubblico dell’internazionalizzazione di uno strumento la cui validità e utilità vengono sempre più evidenziate dagli operatori del settore. Ma ancora più grave (e paradossale) sarebbe la beffa se, a causa della soppressione dell’ICE, il bilancio dello Stato fosse gravato da ulteriori spese derivanti dalla nascita di organismi che andrebbero ad affollare il già intasato sistema pubblico dell’internazionalizzazione. In questa fase di estrema confusione, l’ICE potrebbe venir immediatamente riattivato, con tutte le sue strutture (i DPCM di applicazione della legge non sono stati ancora predisposti), rispondendo intanto alle urgenze delle aziende di continuare a presidiare i mercati internazionali. Alla Politica poi la delega a trovare soluzioni di riordino complessivo e di potenziamento degli strumenti pubblici nazionali a sostegno delle imprese".

ICE: FLP MISE, CRITICA LA SITUAZIONE FINANZIARIA DELL'ISTITUTO

(AGENPARL) - Roma, 19 set - "Dopo la soppressione dell’Istituto nazionale per il Commercio Estero (Ice), la situazione finanziaria di cio’ che rimane dell’istituto è sempre più critica. Proprio in questi giorni gli uffici ex ICE in Italia e all'estero hanno ricevuto una comunicazione in cui si dice testualmente che 'a causa della critica situazione di liquidità dell'ex ICE' occorre limitare la spesa e, soprattutto, che 'fino all'auspicata soluzione della crisi di liquidità, non sarà possibile soddisfare per intero le esigenze di trasferimento fondi manifestate dagli uffici'". A denunciarlo il Coordinamento Nazionale FLP MISE – ex ICE in un comunicato. "In realtà, le spese della rete, peraltro limitate all'ordinaria amministrazione in base alla 111/2011, sono gia' ridotte al minimo indispensabile e riguardano voci ineliminabili, quali stipendi, indennità ed utenze, tutti impegni assunti prima del 6 luglio. Destinare fondi inferiori alle necessità non significa tagliare il superfluo, ma non far fronte agli impegni assunti e non poter assicurare il funzionamento regolare degli Uffici. Di spese superflue, infatti, già non ce ne sono. Se la situazione di liquidità era cosi' grave, perche' è stata frettolosamente riavviata, sia pure in maniera limitata, l'attività promozionale? Cio', tanto più che in una comunicazione del 15 luglio il dirigente delegato aveva testualmente scritto che nessun nuovo impegno contrattuale poteva essere assunto successivamente alla data del 6 luglio dal momento che avrebbe "ecceduto l'ordinaria amministrazione, intendendo sia le obbligazioni passive che attive". Cosa è cambiato da allora? Perche' si è ripresa l'attività promozionale anche per iniziative per le quali non erano stati assunti impegni di spesa? Perche' si destinano fondi per la promotion e poi si scrive agli uffici che i soldi non bastano? In questa situazione, se si vuole che l’attività sia ripresa, come tutti a cominciare dal personale ex ICE auspicano, occorre prima destinare risorse aggiuntive, garantendo il funzionamento regolare e non mettendo a rischio il puntuale adempimento degli obblighi esistenti. La ripresa, peraltro molto relativa, dell’attività non puo’ e non deve avvenire a scapito dei diritti del personale. Sarebbe assurdo non onorare gli impegni di spesa assunti prima del 6 luglio, come la legge espressamente impone, per realizzare nuove iniziative promozionali e coprire cosi' la situazione paradossale determinatasi con la soppressione dell'ICE. Non è colpa dei lavoratori, anche di nazionalità estera, se l'ente è stato soppresso e non debbono essere loro a pagare per i veri responsabili!".

Sviluppo, torna in pista anche l'Ice

Sviluppo, torna in pista anche l'Ice
Verso la riattivazione dell'Istituto soppresso da Tremonti
di Giampiero di Santo
da Italia Oggi (15 settembre 2011)

La manovra di risanamento delle finanze pubbliche è diventata legge ieri, ma il governo è già pronto a mettere a punto il nuovo decreto che dovrebbe rilanciare l'economia. Con misure tutte da definire e che saranno oggetto nei prossimi giorni di un serrato confronto con le parti sociali, sindacati e associazioni di imprese.
Come ha chiarito ieri il ministro dello sviluppo economico, Paolo Romani, dopo l'incontro con il collega tedesco dell'Economia, Philip Rösler, che ha avuto anche un colloquio con il numero uno del dicastero di via XX Settembre, Giulio Tremonti. «Il raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013 è un risultato straordinario per il nostro paese di fronte all'Europa, ma è soltanto il primo passo», ha detto Romani. «In questi giorni metteremo in campo misure autentiche di crescita, provvedimenti che saranno studiati e approfonditi al più presto, Non soltanto rigore, ma anche crescita».
Certo è che comunque per fare accelerare il passo di un'economia che rallenta e sta per entrare in una nuova fase di difficoltà non basteranno le liberalizzazioni o quelle che vengono definite più o meno con precisione «a costo zero» e non a «saldo zero», come sarebbe più corretto. Sì, perché gli incentivi alle aziende, sotto forma di aiuti alla capitalizzazione delle piccole e medie imprese e di agevolazioni per la crescita di dimensione costano eccome.
Così come costano gli investimenti in ricerca e sviluppo e i provvedimenti per favorire l'innovazione tecnologica e le reti di imprese. Ecco perché Tremonti, mentre Romani nei prossimi giorni si farà assistere dalle associazioni di categoria nel disegnare il nuovo decreto per lo sviluppo da mandare in parlamento a tambur battente e a passo di carica, farà di tutto per trovare le risorse necessarie. Uno degli obiettivi del governo è quello di coinvolgere i grandi paesi emergenti, primo tra tutti la Cina, nel piano di rilancio dell'economia, attraverso un massiccio investimento da parte di Pechino nei titoli del debito pubblico italiano attraverso i loro fondi sovrani. «Con i cinesi abbiamo molte occasioni di confronto», ha detto Romani, «Non contiamo sul loro appoggio, ma il sistema economico cinese dispone di molta liquidità e decidono loro in libertà dove investire. Non escluderei, comunque, che possano acquistare titoli europei. La Cina è uno straordinario mercato». Parole prudenti che però non riescono a nascondere l'intenzione del governo di fare diventare Pechino un grande finanziatore dell'Italia e del Tesoro come è già avvenuto del resto per gli Usa. Ma non è tutto, perché tra le misure per raccogliere fondi e al tempo stesso garantire la massima partecipazione al piano di rientro del debito pubblico il governo sta pensando a un nuovo intervento sulle pensioni sul quale neanche la Lega Nord avrà di certo da ridire. L'idea è quella di fissare un tetto monetario alle superpensioni, quelle che oltrepassano il limite dei diecimila euro al mese, e di pagare la differenza in Bot e Btp quinquennali o decennali. «Penso a Giuliano Amato o Romano Prodi», dice a ItaliaOggi Massimo Calearo, uno dei Responsabili entrato nella maggioranza dopo lo strappo con il presidente della camera Gianfranco Fini e il Fli e dal maggio scorso diventato consigliere personale del premier, Silvio Berlusconi, «e a tutti quelli che hanno assegni mensili oltre i 10.000 euro. ai quali, per l'appunto, sarà giusto dare la differenza in Bot e Btp oltre quel limite». Nel frattempo, considerata la necessità di mantenere a un numero di giri sufficiente il vero motore dell'economia italiana, l'export, c'è chi lavora intorno a quella che si potrebbe definire una sorta di retromarcia del governo sulla sorte dell'Ice, l'Istituto del commercio estero guidato da Umberto Vattani e poi soppresso con la divisione delle spoglie tra ministero dello sviluppo economico e ministero degli esteri.
Sembra infatti che la scissione decisa con la manovra di luglio abbia paralizzato l'intero apparato pubblico di promozione dell'export, come spiega ancora Calearo (che il 28 e 29 ottobre prossimi sarà agli Stati generali del commercio estero organizzati insieme con Catia Polidori, sottosegretario del ministero dello sviluppo economico con delega per il commercio estero) e pare sia allo studio una soluzione temporanea per sbloccare l'impasse. «I tempi dell'economia sono molto diversi da quelli della politica e in un momento del genere aspettare che si raggiunga l'accordo tra Esteri e Sviluppo economico sulla suddivisione del sistema di promozione dell'export non è possibile», prosegue ancora Calearo. «Così ho scritto al presidente Berlusconi una lettera che prende in esame alcune soluzioni temporanee e sono in attesa dell'ok del premier». Calearo non dice quali siano i rimedi individuati, ma lascia capire abbastanza chiaramente che per qualche tempo l'Ice sarà più o meno riattivato. La sensazione, insomma, è che anche sul fronte della crescita, tra tavoli, trattative e ripensamenti, la maggioranza navighi a vista. E non è un caso che nell'ambito delle proposte per dare un po' di slancio alle imprese trovi di nuovo spazio la riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro introdotta nel 2006 dal governo guidato da Prodi. L'esecutivo di centrosinistra finanziò il taglio di cinque punti con l'aumento dell'aliquota contributiva a carico dei lavoratori autonomi. Ma il governo attuale, che pure sembra stia pensando di riproporre quel sistema, potrebbe finanziare l'intervento in favore delle aziende con il ripristino dell'Ici sulle abitazioni principali. Tutto, insomma, pur di placare l'ira delle associazioni di categoria, che reclamano provvedimenti per rilanciare la produzione e la domanda dopo una manovra che ieri la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia ha descritto così: «È tutta tasse e non serve per la crescita, anzi è depressiva. A questo punto è indispensabile un grande piano per lo sviluppo, perché le piccole cose non servono più. Il tempo è ormai scaduto, ma possiamo farcela se c'è la volontà di prendere decisioni, anche impopolari. Non cresciamo a sufficienza ormai da 15 anni e per crescere tutto il paese deve scommettere di più sullo sviluppo tecnologico e sull'innovazione».